Dovunque si parla di poker oggi come oggi non si può prescindere dal discorso Texas Hold’em.
I vecchi giocatori di poker italiano si mettono al passo coi tempi moderni imparando e specializzandosi nel Texas Hold’em, dall’altro lato i novizi che si avvicinano per la prima volta al poker, per puro interesse o perché trascinati dalla scia di entusiasmo generale nei confronti dei tavoli verdi si approcciano per prima cosa (e spesso restando soltanto su quel binario) sul Texas Hold’em.
Ed il circolo vizioso continua, dato che la maggior parte delle sale da poker, sia a livello di strutture fisiche all’interno dei , che i siti di poker online offrono nella stragrande maggioranza dei casi esclusivamente il Texas, oppure, ove questo non è l’unico protagonista, resta comunque la tipologia predominante ed a cui viene dedicata la maggior parte della programmazione torneistica e cash.
Insomma, seppur siamo ormai più o meno tutti consapevoli dell’esistenza di molte altre tipologie di poker possibili e piacevolmente giocabili, prima tra tutte il bellissimo Omaha, abbiamo altrettanta consapevolezza del fatto che raramente ci sarà altrettanto possibile (e semplice) allenarci o anche semplicemente imparare a giocare anche a questo secondo tipo di variante.
Durante la mia carriera di giocatore e opinionista sono stati molti coloro che hanno chiesto il mio parere sulle motivazioni che rendono Il Texas Hold’em protagonista indiscusso dei tavoli verdi ieri e oggi, e sul perché una variante altrettanto celebrale e strategica come l’Omaha continua a non incontrare il favore spassionato dei fruitori del poker.
Per poter rispondere con coscienza non voglio basarmi soltanto sull’esperienza e sulle chiacchiere e le opinioni dei colleghi e degli appassionati con cui mi sono approcciato nella mia vita, ma mi piacerebbe guardare un po’ più a fondo e valutare elementi plausibili come ragioni sia legati a fattori interni che esterni,
Per fattori interni voglio intendere le caratteristiche specifiche intrinseche alle tue tipologie di gioco, ovvero le loro regole, le loro strategie, le decisioni e le alternative che ha il giocatore in entrambi i casi.
per fattori esterni invece voglio intendere elementi che non sono appartenenti alle tipologie, ma che hanno contribuito in qualche modo a rendere oggi il Texas e l’Omaha così come li conosciamo.
Partiamo dunque dai fattori interni.
Delle differenze tra l’Holdem e l’Omaha ne sono pieni libri, saggi e siti internet per cui non perderò tempo a discuterne, ma cercherò di illustrare soltanto quelle che potrebbero incidere sulla popolarità dell’una o dell’altra variante.
Il texas è un gioco celebrale, in cui le due carte iniziali sono il punto di partenza per azioni, riflessioni e decisioni sempre diverse, a seconda dei molteplici elementi che noi ormai dovremmo conoscere bene, ovvero le carte del board, le azioni degli avversari, le nostre strategie applicate ad essi, le letture etc.
L’Omaha anche è un gioco di riflessione, ma non possiamo negare che già di partenza, il più alto numero di hole cards permette una tale possibilità di combinazioni tra loro e con quelle del board che in questo contesto la fortuna può avere ed ha un carattere di gran lunga più rilevante per le strategie da applicare, nonché per le possibilità di vincita.
Probabilmente questo, oltre alla complessità leggermente differente rispetto a quella del Texas può aver inciso molto nella scelta di approfondire il discorso e le competenze sul secondo piuttosto che sul primo.
Passando ai fattori esterni invece il primo e fondamentale elemento da illustrare qui è la storicità di un gioco come il Texas.
Storicamente infatti le notizie delle prime partite caserecce di poker, delle prime bische clandestine e dei primi successi professionistici si riferiscono quasi esclusivamente al Texas Hold’em.
Le immagini di vecchi film, le riprese sui romanzi, sono quasi sempre riferibili al texas hold’em.
E così, quasi come conseguenza naturale, quel gruppo di giocatori professionisti che decise di istituire un evento a livello mondiale nell’ambito pokeristico propose ed ottenne di giocare a texas Hold’em, e sono serviti svariati anni prima che quello che ora sono le World Series of Poker, aprissero le loro porte all’Omaha ed a tutte le altre tipologie ora presenti, che comunque nell’opinione comune restano giochi “di nicchia”.
Quando anche è stato il caso del Poker boom, Il nostro caro Moneymaker giocava a Texas hold’em quando ha inconsapevolmente dimostrato che anche una persona comune può vedersi trasformare la sua vita da un giorno all’altro. Ed i Media, di conseguenza, hanno seguito il trend, interessandosi del Texas hold’em e promuovendolo diffondendolo tra la gente.
E così l’Omaha resta un gioco da esperti, da quelli che una volta padroneggiato il Texas hold’em si dilettano a giocare ad Omaha per avere pronto una sorta di diversivo con cui alternare le sedute al Texas.
E’ un peccato, è vero, perché la conoscenza dell’Omaha senz’altro aiuta i giocatori ad aprire la propria mente, a rompere gli schemi ed a divenire più reattivi, ma al momento non esiste (perché non conviene) un filone che possa promuovere in maniera massiccia la diffusione dell’Omaha al fianco del fratello maggiore e, per caso o a ragion veduta, più fortunato.
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